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31 Ottobre 2016 - NUTRIZIONE
 
 
 

Il rapporto tra nutrizione e DNA è una scienza multidisciplinare degli ultimi decenni. Studiosi di tutto il mondo ne riconoscono l’importanza e cercano di stabilire linee guida sempre più sofisticate per prevenire malattie complesse, metaboliche, neurodegenerative, neoplastiche e anche, più semplicemente ridurre i danni dello stress ossidativo che accelerano l’invecchiamento. Del resto non ci si ammala perché incontriamo un virus ma perché il nostro corpo mal gestito non è in grado di difendersi.

Personalmente ho avvicinato questo argomento nel 2009 grazie alla bravissima imprenditrice Anna Giuliani. Al congresso nazionale ho conosciuto studiosi appassionati. Ascoltandoli ho deciso di frequentare il CNM COLLEGE OF NATUROPATHIC MEDICINE riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e conseguire il diploma di Nutritional Therapist.

Se pure gli studi a livello mondiale sono tuttora in corso già oggi posso dirvi quali sono i criteri base da seguire per avere una buona salute:

- IL CONTROLLO ASSOLUTO E COSTANTE DELL’EQUILIBRIO ACIDO-BASE
- LA NECESSITA’ DI TENERE PULITO IL TESSUTO CONNETTIVO
- L’ASSUNZIONE DI ACICI GRASSI ESSENZIALI E DEI 9 AMINOACIDI ESSENZIALI
- L’USO DI ANTIOSSIDANTI SIA COME CIBI CHE COME INTEGRATORI (ES. LA CURCUMA)

NUTRIGENETICA

La biologia molecolare ha dimostrato una correlazione tra cibo e DNA. E’ stato possibile dimostrare scientificamente che persone diverse rispondono in modo molto diverso ad alimenti uguali ma si è visto che i cibi possono anche modificare il nostro DNA e alcuni suoi Geni. La Nutrigenetica è stata una sfida della biologia molecolare e della biostatistica. Screening genetici ( Genome-Wide Association Studies) hanno dimostrato che la particolare variante genica è associata alla predisposizione verso diverse malattie quali diabete, malattie autoimmuni e addirittura ad alcune forme di cancro. Un caso eclatante di variabilità interindividuale è quello delle ipercolesterolemie quando non esiste una chiara correlazione tra la quantità di colesterolo assunto con la dieta e i valori del colesterolo nel sangue. Altre varianti sono le disfunzioni enzimatiche che causano intolleranze, celiachia, fenilchetonuria. A tutto questo da parziali risposte la genetica nutrizionale (nutrigenetica).

Oggi è possibile fare questi esami che portano a correggere errori di qualche gene anche nell’Antica Farmacia di Brera (vedi foglio allegato)

NUTRIGENOMICA

Alimenti comuni possono proteggere il nostro corpo, dialogare con il DNA e imbavagliare i geni dell’invecchiamento.

Cibi della longevità che vedremo nei minimi dettagli negli incontri successivi:

- VERDURE: Asparagi, radicchio rosso, cavoli, patate viola, melanzane, cipolle, lattuga, capperi.
- FRUTTA: arance rosse, cachi, uva, prugne nere, mele, ciliegie, fragole, frutti di bosco, frutta a guscio.
- VARIE: curcuma, peperoncino, paprika piccante, cioccolato amaro almeno al 70, the verde e the nero
Meglio prediligere la verdura perché apporta meno zuccheri.

Cibi che proteggono il corpo:

- Carotenoidi: carote, spinaci pomodoro e altri 600.
- Polifenoli: antocianine quercitina, resveratrolo.
- Glucosinolati: cavoli e broccoli
- Fitosteroli


Nei prossimi incontri parleremo dell’insieme di

- PROCESSI CHIMICI CHE ACCENDONO O SPENGONO I GENI CHE COMPONGONO IL DNA.

- QUESTI FATTORI VENGONO INFLUENZATI DALL’AMBIENTE, DA DOVE E COME SI VIVE.

- IL GENOMA E’ LA SCHIAVITU’ E DESCRIVE IL PASSATO DA DOVE VENIAMO.

- L’EPIGENOMA E’ LA LIBERTA’ E DICE A CHE PUNTO SIAMO.

- CIBI ED EPIGENOMA POSSONO CAMBIARE ALCUNE SEQUENZE NEFASTE DEL DNA E DISATTIVARLE.

Di seguito potrete trovare alcune ricette per mangiare secondo la nutrigenomica, con le "RICETTE DI OSETTA"


Cenni storici da WIKIPEDIA

1869: Il DNA fu inizialmente isolato dal biochimico svizzero Friedrich Miescher, il quale, nel 1869, individuò una sostanza microscopica contenuta nel pus di bende chirurgiche utilizzate. Dal momento che tale molecola aveva la sua localizzazione nel nucleo, egli la chiamò nucleina.

1919: Phoebus Levene individuò la struttura del nucleotide, composta da base azotata, zucchero e fosfato. Levene suggerì che il DNA consistesse di un filamento di nucleotidi legati tra loro attraverso i fosfati. Egli, però, era convinto che tale filamento fosse corto e che le basi fossero disposte secondo un preciso ordine ripetuto. Nel 1937 William Astbury presentò i primi risultati di alcuni studi di diffrazione a raggi X, i quali dimostrarono che il DNA ha una struttura estremamente regolare. Nel 1944 Erwin Schrödinger asserì che, visto che secondo la fisica quantistica i sistemi di pochi atomi hanno un comportamento disordinato, il materiale genetico doveva essere costituito da una grande molecola non ripetitiva, sufficientemente stabile da mantenere l’informazione genetica, chiamata “cristallo aperiodico”

1928 Frederick Griffith scoprì che i caratteri della forma smooth (“liscia”) di Pneumococcus potevano essere trasferiti alla forma rough (“rugosa”), miscelando i resti di batteri smooth morti con batterirough vivi. Questo sistema, pur non fornendo nessuna evidenza su quale fosse la sostanza che determinava il cambiamento, mostrava che qualcosa potesse trasportare l’informazione genetica dai resti dei batteri morti a quelli vivi. Si parlò quindi di un principio trasformante in grado di modificare i batteri vivi. Nel 1943 Oswald Theodore Avery dimostrò, in un celebre esperimento insieme a Colin MacLeod e Maclyn McCarty, che il DNA è il principio trasformante alla base di questo fenomeno. Il ruolo del DNA nell’ereditarietà è stato provato, infine, nel 1953 da Alfred Hershey e Martha Chaseattraverso un altro classico esperimento, che dimostrò che il materiale genetico del fago T2 è effettivamente il DNA.

Il 1953 è anche l’anno in cui, attraverso ulteriori immagini da diffrazione a raggi X realizzate da Rosalind Franklin, chimica-fisica inglese, James Watson e Francis Crick presentarono, sulla rivista Nature, quello che è oggi accertato come il primo modello accurato della struttura del DNA, ovvero il modello a doppia elica. A disegnarne il bozzetto fu Odile Speed, pittrice e moglie di Crick. Le evidenze sperimentali a supporto del modello di Watson e Crick furono riportate in una serie di cinque articoli pubblicati sullo stesso numero di Nature. Tra questi figurava l’articolo della Franklin e di Raymond Gosling, che conteneva i dati di diffrazione a raggi X, fondamentale per sostenere il modello. Tale numero conteneva anche un articolo sulla struttura del DNA scritto da Maurice Wilkins. Nel 1962, dopo la morte di Rosalind Franklin (a causa di un tumore provocato, probabilmente, dalle alte dosi di raggi X a cui si era esposta nel corso dei suoi esperimenti), Watson, Crick e Wilkins ricevettero congiuntamente il Premio Nobel per la medicina. Dal momento che la scoperta del modello si basò essenzialmente sui dati di Rosalind Franklin, ancora oggi esistono pareri molto eterogenei nella comunità scientifica su chi avrebbe dovuto ricevere tale premio.

In un’importante presentazione del 1957, Crick propose il dogma centrale della biologia molecolare, che fissa le relazioni tra DNA, RNA e proteine. La conferma finale del meccanismo di replicazione basato sulla struttura a doppia elica fu fornita nel 1958 dall’esperimento di Meselson-Stahl. Un successivo lavoro di Crick dimostrò come il codice genetico fosse basato su triplette di basi non sovrapposte, permettendo ad Har Gobind Khorana, Robert Holley e Marshall Warren Nirenberg di decifrarlo. Queste scoperte sono alla base della moderna biologia molecolare.

Nel 1961 Marshall Nirenberg e Severo Ochoa scoprono che ogni tripletta di nucleotidi codifica per uno specifico amminoacido.